Un blog per uno sport...

Tabudoping.it si rivolge a tutti gli sportivi ed incentiva a fare sport ad alti livelli senza ricorrere al doping.
Ideato da Maurizio Marchetti (Patrocinio del ministero della Salute al Progetto Maglia Etica Antidoping).
Ex ciclista professionista, vuole imporsi nella rete anche come punto di riferimento per chi si avvicina per la prima volta allo sport professionistico.
Progetto: La scuola unico antidoto al doping - Articoli Maglia Etica Antidoping
Il Curriculum di Maurizio Marchetti

 


 

 

 

  by Maurizio Marchetti

 

Archive for 'Convegni'

La scuola l’unico antidoto serio al DOPING (parte 1)

La finalità primaria di qualsiasi disciplina sportiva è quella di migliorare progressivamente le condizioni fisiche di chi la pratica. Il fenomeno doping esploso negli ultimi mesi ma in evoluzione da diversi anni, non è ancora combattuto con il necessario impegno, mentre il problema si diffonde in tutti gli ambiti sportivi, purtroppo anche in discipline praticate da giovani atleti. Il più delle volte si ricorre al doping perché scarsamente informati sugli effetti devastanti di esso.
Un’antidoto serio a questo problema sociale è di fare ulteriore informazione di base nelle scuole.
Questa iniziativa di informazione e prevenzione, con la collaborazione di professionisti del mondo del giornalismo, docenti Universitari di fama internazionale ha lo scopo di informare i giovani sugli effetti negativi del doping nello sport, ma soprattutto spiegare che si può fare sport ad alti livelli senza ricorrere alle sostanze dopanti.
Anche perché lo scopo primario dello sport è di migliorare le condizioni psicofisiche, il più gradualmente e naturalmente possibile.
E’ un problema a tutti gli effetti di cultura sportiva perché chi ama lo sport sa che è bello vincere senza imbrogliare con la complicità di sostanze illecite.
L’abuso delle sostanze dopanti incide profondamente nella personalità dell’individuo conducendolo ad un’assuefazione che sarà difficile rinunciare durante tutta la vita.
Da una ricerca francese su atleti che hanno fatto uso di doping, risulta che il 50% di essi ha cominciato da adulto a fare uso di eroina.
Il problema è serio c’è in ballo la salute di migliaia di ragazzi, basta poca esperienza sportiva per capire che il doping viaggia con qualche decina di anni di anticipo rispetto all’antidoping.
Concludendo: è naturale che molti siano contrari all’uso di sostanze dopanti (tra l’altro, questa posizione è molto facile in questo momento storico), ma non ci possiamo fermare qui. 

La scuola l’unico antidoto serio al DOPING (parte 2)

Un giovane che si avvicina per la prima volta ad una disciplinare sportiva lo fa certamente perché motivato dal piacere di praticare quell’attività, perché chiede di stare con altre persone della sua età, perché muoversi è ogni caso bello. Fare sport significa fare nuove amicizie, uscire di casa, scambiare idee e sopratutto sentirsi meglio. Con il corpo e con la mente. Si torna a casa allegri, rilassati, con una notevole dose di appetito e con la sensazione di aver realizzato qualcosa di bello. Chi fa sport riesce nello stesso tempo a studiare con grande soddisfazione, a leggere con interesse molti libri, a tenersi informato su quello che avviene in questa società. Naturalmente parliamo di sport a livello amatoriale, quello praticato per il semplice gusto di divertirsi, quello che occupa tutti gli spazi della vita, ma consente ai ragazzi di dedicarsi a più cose, non ultime la famiglia, la scuola. Ovvio che in qualsiasi disciplina è importante anche il risultato, perché, inutile negarlo, una vittoria non ha sullo stato d’animo lo stesso valore di una sconfitta. Uno sportivo, però deve saper accettare qualsiasi risultato e trarre lezione da ogni verdetto il campo possa offrire. E’ importante mantenere l’equilibrio, senza farsi accecare dall’esasperazione, dalla voglia di voler fare risultato a tutti i costi, dal miraggio del guadagno facile. In questo momento si gioca una partita importante per la vita del giovane atleta. Sono in agguato numerose trappole che possono dirottare il ragazzo verso derive pericolose. Ma uno sportivo vero, autentico, non si farà mai ingannare, non accetterà mai prodotti che non conosce o farmaci per migliorare le proprie prestazioni. Uno sportivo vero impara a conoscere anche i limiti del proprio fisico e con questi a convivere. Introdurre nel proprio organismo sostanze oscure non solo non aiuta a crescere, ma provoca danni molto pericolosi alla salute. Oggi molti ex atleti sono costretti ad andare tutti i giorni in ospedale e farsi curare perché in gioventù si sono fatti trascinare dal sogno del successo facile anzichè allenarsi e mangiare prodotti genuini. Hanno preferito ricorrere ad una quantità di medicinali, senza conoscere bene i loro effetti. Comportarsi in questo modo significa doparsi e oggi il doping è una piaga che uno sportivo vero deve sconfiggere. Doparsi significa imbrogliare se stessi e gli avversari, significa imbrogliare il concetto stesso di sport e mettersi in un tunnel a volte senza ritorno. Lo sport è quello che non conosce inquinamenti, praticando secondo i principi di lealtà e di onestà, nel rispetto degli avversari e di se stessi. Lo sport bello è quello che non si fa accecare dal successo a tutti i costi e dalla smania del guadagno facile.

Il doping un nemico dello sport
Il doping è un nemico dello sport e un attentato alla salute delle persone che lo praticano. E’ una parola che diventata di moda negli ultimi anni, nell’epoca della commercializzazione sempre più marcata dell’evento sportivo. Ma è molto tempo che se ne parla. Alcune ricostruzioni storiche riferiscono che alcuni atleti greci del III° A.C. Consumavano una particolare varietà di funghi per migliorare le prestazioni. Quanto ai gladiatori romani, avrebbero assunto stimolanti per vincere la fatica. I primi controlli antidoping nello sport moderno risalgono agli anni ‘60. Nel campionato italiano di calcio debuttarono nella stagione 1962-63. La parola doping fu anche chiamata in causa in occasione della morte di Tom Simpson nel Tour de France di ciclismo, che venne attribuito all’assunzione di sostanze stimolanti, anfetamine. In tempi più recenti il caso clamoroso di “positività”, la parola che è usata quando viene rilevata la presenza di sostanze vietate nell’urina dell’atleta, è quello del velocista Ben Johnson, che dopo aver vinto la gara dei 100 metri alle Olimpiadi di Seul, stabilendo il record del mondo, fu squalificato e sanzioinato con la perdita della medaglia d’oro e del primato. Nelle sue urine era stato rintracciata una sostanza anabolizzante, lo stanonozolo, che aumenta la potenza muscolare. Era il 1988. Molto più vicino a noi l’episodio del Tour de France del 1998, quando un massaggiatore di una squadra, la Festina, fu fermato con la sua vettura piena di sostanze proibite. La squadra fu addirittura cacciata dalla corsa e una lunga vicenda giudiziaria provocò un vero e proprio terremoto nel mondo del ciclismo. Nel Giro d’Italia 2001 anche la magistratura italiana ha avviato un’inchiesta che ha portato a una serie di perquisizioni al termine della tappa di Sanremo. Dal dicembre del 2000 esiste in Italia una legge che trasforma il doping in un vero e proprio reato penale. E’ la n° 376. Sono penalmente punibili tecnici, medici, procacciatori di sostanze proibite, ma anche atleti. In pratica, anche chi si dopa, non solo chi favorisce il doping, può pagare con il carcere. La lista delle sostanze proibite è quella predisposta dal CIO (Comitato Olimpico Internazionale), anche se ci sono alcune federazioni di alcuni sport che hanno regolamenti a volte differenti. In ogni caso la legge italiana fa riferimento alla lista per stabilire i casi in cui si deve procedere. L’effetto più infido del doping è la sua capacità di spostare fuori dai campi, di gara o di allenamento, la competizione sportiva. Si crede, a volte illudendosi, che i limiti di un atleta possano essere spostati avanti dal farmaco, detto un pò ipocritamente “aiuto”. Il dato più preoccupante è che chi fa sport è portato a non avere fiducia in se stesso., In quello che ha, in quello che possiede, in quello che è, per cercare la pozione magica da qualche altra parte. Cala anche la fiducia verso l’allenatore, ci si mette nelle mani dei medici che promettono risultati miracolosi e guadagnano alle spalle e sulla pelle degli atleti. Ultimamente si stanno diffondendo tra gli sportivi anche alcuni prodotti leciti, non vietati dal CIO. Sono gli integratori e il loro scopo è quello di reintegrare appunto quanto si “spende” nello sforzo fisico. Tuttavia, di recente si è scoperto che in alcuni prodotti di questo genere si nascondevano delle sostanze vietate.

di Valerio Piccioni (La gazzetta dello Sport)

La scuola l’unico antidoto serio al DOPING (parte 3)

Il doping è dunque una presenza infida, capace di nascondersi, di mascherarsi. Approfitta delle debolezze, delle insicurezze, della tentazione della scorciatoia per raggiungere un risultato. Ma una scorciatoia pericolosa, che costringe magari dopo qualche tempo a compiere un tracciato ben più difficile e rischioso. Il doping fa pensare a un romanzo di uno scrittore portoghese Eca de Queiroz. La storia di un tranquillo impiegato portoghese che leggendo un libro, scopre la possibilità di diventare ricco al solo suonare un campanello. Un campanello che causerà la morte di una persona nella lontana Cina, ma gli consentirà di cominciare una nuova, lussiosissima vita. L’impiegato spinge il pulsante, ma la nuova esistenza è un’illusione: i soldi finiscono, non bastano, è come se la vita gli si rivoltasse contro. Vincere è bello. Ma solo se si è puliti e in pace con la propria coscienza. Valerio Piccioni (Gazzetta dello Sport) Il significato della parola doping è la seguente: il doping è la somministrazione di sostanze estranee all’organismo, con lo scopo di aumentare artificialmente le prestazioni atletiche, in concomitanza di una competizione sportiva. Fino a qualche anno fa CIO combatteva il doping vietando anfetamine, vaso dilatatori, oggi si va verso nuove direzioni che hanno lo scopo di stimolare il sistema nervoso centrale con cocktail anabolizzanti, ed ormoni, che agiscono su tutti gli organi quindi i danni sono molteplici e incalcolabili; soprattutto se usati sotto i 25 anni può provocare un prematuro saldarsi delle cartilaggeni di accrescimento, bloccando lo sviluppo del fisico. Agli inizi degli anni ‘80 si è diffusa la pratica dell’autoemotrasfusione con lo scopo di aumentare l’ematocrito fino al 10% aumentando l’ossigenazione. Era un sistema molto astuto per doparsi perché difficilmente da trovare con il sistema antidoping dell’epoca. Diciamo la verità tutti parlano di doping, però nessuno a parole lo usa quando si rivolgono domande ai diretti interessati gli “atleti”. Spesso gli sportivi sottovalutano i danni che può causare il doping a lungo andare, anche perché annebbiati dal successo e dal guadagno facile; “con 4 o 5 anni pensano mi sistemo”. Una volta smesso di fare attività ad alti livelli e si ritorna persone con una vita normale può ritornare ad effetto boomerang con effetti di sostanze occulte, usate quando si era campioni. Consapevoli di queste conseguenze, pur di non deludere lo sponsor o per “qualche medaglia in più”, si continua a giocare alla roulet russa. Cosa fare per combattere questa piaga? Informare i ragazzi degli effetti negativi del doping, prima che iniziano qualsiasi attività sportiva agonistica e non; anche perché lo scopo dello sport è sentirsi bene fisicamente e moralmente. Quindi è un controsenso usare additivi per farsi del male. Per questo è importante la divulgazione di questo pieghevole voluto con impegno da uno dei più grandi esperti del nodoping nel campo nazionale ed internazionale, l’ex atleta professionista Maurizio Marchetti che alle solite comuni chiacchiere e teorie, ha affiancato una documentazione di nodoping di un decennio di sport ad alto livello. Questo iniziativa è nata a Roma in diversi istituti di scuole medie e superiori. La piena collaborazione degli insegnanti. L’obbiettivo è di informazione e prevenzione con lo scopo di salvaguardare la salute dei giovani che si cimentano nello sport. Creare una nuova realtà di sportivi, senza essere legati a vecchi valori “Decubertaniani”, ma ben radicati nel mondo attuale che riescano ad ottenere risultati sportivi senza rischiare danni indelebili al proprio fisico. Siano pronti a contraddire qualsiasi dirigente sportivo o sponsor che hanno come unico scopo la vittoria agonistica con estremo sfregio per qualsiasi conseguenza fisica, immediata e futura. Battaglia contro il doping attuale di Giancarlo Battaglia (Il Resto)

La scuola l’unico antidoto serio al DOPING (parte 4)

L’amara staffetta nei blitz dei Nas che hanno interessato il Giro d’Italia femminile con le stesse modalità e le stesse rappresentazioni avvenute a Sanremo per la corsa rosa professionisti, è il testimone di una condizione limitativa giovanile più ampia, necessariamente con un’interfaccia sportiva. La generazione dei trentenni di oggi fa da spartiacque all’epoca dello stress incondizionato teso al successo che piano piano ha corroso le aspettative naturali dei giovani in cerca del domani. Con genitori spiazzati dall’Italian style tutto posti fissi e sicurezzerivolato come un guanto dalla globalizzazione che impone di costruirsi ogni giorno garanzie distillate dalla professionalità, la ricerca di una fonte di introidi pesanti nelle doti dei pargoli rappresenta il ciambellone di salvataggio da inzuppare nei propri limiti. Le ragazzine strepitano nei concorsi, salvo poi finire in spirali vergognose, retrobottega dei luccichi delle sfilate di moda – il documento della BBC del ‘99 non sarebbe il caso di riproporlo? – oppure come i maschietti si consumano nel mito del fuoriclasse dominatore a oltranza di pagine sportive. Disattesa la bussola scolastica, con maestri in trincea assaliti dai genitori quando per avventura tentano di limare l’arroganza degli scolaretti, anche laureato non porta nerbo alla classe dirigente. Esami universitari preparati con apnee sui testi spesso aiutate da anfetamine (emblematico addirittura il caso di una mia compagna di classe alla maturità per ragionieri nell’87 a Casale Monferrato che per errore indicò le materie delle prove scritte al posto di quelle preparate per l’interrogazione realizzando un autogol degno del miglior Comunardo Niccolai) soltanto per conservare il diritto al pied-à-terre in città alle feste accademiche, spesso spolverate di doping per palati fini, e per far a gara sui voti con la progenie degli amici di famiglia. Un’epoca di comodità spinta, quella si reale di sedentarietà, nutella e tepore delle pantofole, come si concilia con lo sforzo inteso come virtuale, retaggio invece di una società rurale dissolta, che apre il rubinetto di ulteriore benessere? Se la sindrome-Eldorado si ripropone anche nelle ciclogirls, impegnate in una parentesi dell’esistenza che lascerà in dote un appartamento solo alle più fortunate, non c’è il caso di lanciare una proposta soprattutto per recuperare un futuro ad adulti, intesi come assuntori di responsabilità, ora autoesclusi? Guardiamo al ciclismo per ovvie ragioni: commissionare uno studio scientifico integrale sulle possibilità naturali di un ventenne del neonato terzo millennio in uno sport di fatica prolungata, intendendone anche la capacità di concentrazione e soprattutto di predisposizione all’impegno, servirebbe a ridefinire il lavoro di tanti e a spegnere gli abbagli dell’impresa a tutti i costi. Per le istituzioni sportive e non è bello spot: chilometraggi e difficoltà parametrati a risorse umane realmente disponibili senza aiuti che ottenebrano – in conseguenza facilmente identificabili – e decretano a lungo termine la sconfitta nella gara più difficile, l’esistenza.

Stress da successo, doping di tutti
di Fabio Provera (Ansa – La Stampa)

L’esigenza di affrontare il problema del doping nello sport va innanzitutto intesa come istanza preventiva. D’accordo, il riguardo del risultato, che sia esso in altre parole corretto, giusto, espressione di una competizione in assoluto leale, va considerato, si, l’abbiamo scritto tante volte: ma sempre come secondario, sempre come una surplus, rispetto ad una priorità concettuale. Che è quella della difesa della salute dell’individuo quell’individuo chiamato atleta!
E’ questa la lettura etica e ineludibile della lotta al doping, che estrapoli così l’aspeetto talora inutilmente chiassoso, talora plateale del problema e si configuri come questione sociale e di frontiera nel nostro tempo. Lotta al doping è dunque prevenzione del danno, troppo spesso sottostimato e troppo spesso non ancora conosciuto, delle pratiche vietali e della assunzione di farmaci vietati, in una età che è quella massimamente duttile dell’adolescenza. Ed in questa ottica, la lotta al doping diviene una crociata a tutto campo che ha come traguardo il futuro della salute dei giovani – dei “nostri” giovani – che praticano a livello amatoriale e non solo a livello di vertice, le discipline sportive.
Il doping delle palestre, il doping degli intrugli nella borraccia, il doping artigianale, quello troppo spesso lanciato corretto chiudendo un occhio o tutti e due, nello sport e nelle palestre di periferia, è il substrato drammatico da cui sorge l’educazione al doping del professionista.
E dobbiamo cominciare proprio da lì, dalla educazione, dalla coscienza, dalla informazione, una campagna contro il doping che ambisca non solo e non tanto ad individuare un colpevole o un dopato, ma miri come suo traguardo alla Vita Nuova di una gioventù a venire. Cominciando appunto, da quella che fa sport.
Il doping “questo conosciuto”

di Gian Paolo Porreca (Il Mattino)
docente Universitario di Chirurgia Vascolare
II Università di Napoli


HANNO COLLABORATO:

Lidano Salati (Direttore sportivo società ciclistica Sezze)
Fabrizio Angeletti (Dirigente Unione Calcistica Femminile Sezze)
Dott. Nicola Giampietro (Camera Commercio Latina Eurosportello)
Fabio Provera (Giornalista Ansa – La Stampa)
Gian Paolo Porreca (Giornalista Il Mattino – docente Universitario di Chirurgia Vascolare Ii° Università di Napoli)
Fabio Rosati (Giornalista di Liberazione)
Valerio Piccioni (Giornalista La Gazzetta dello Sport)
Giancarlo Battaglia (Giornalista il Resto)
Di Maurizio Marchetti ex atleta professionista – educatore sportivo – collaboratore dell’Istituto di scienza dello Sport…

Convegno Treia 23 Maggio 2003

IL GIOCO SI FA PESANTE: IL DOPING SFIDA LO SPORT In linea con la problematica del doping, certamente una delle questioni più scottanti per il mondo agonistico, il convegno si prepara ad essere uno degli eventi più importanti del centro Italia. Si svolgerà a Treia Venerdì 23 Maggio, all’interno del III Master di aggiornamento per tecnici di calcio. Molti sono gli elementi di notevole interesse: innanzitutto lo stile dell ‘incontro. Non si tratterà del classico meeting dalla struttura tradizionale, bensì di un vero e proprio talk show, la cui conduzione è affidata a Gianni Ippoliti, uno dei giornalisti più arguti del panorama televisivo italiano, capace di tenere alto il tono del dibattito come solo un mattatore del suo livello è in grado di fare. Sotto torchio saranno messi i maggiori rappresentanti di tutte le categorie coinvolte nella soluzione del problema doping, a partire dal Dott. Giuseppe Mascioni, Vice presidente della 12oma Commissione permanente Igiene e Sanità, garante dell ‘interessamento del Senato della Repubblica ad una questione tanto sentita. Dal mondo scientifico saranno presenti anche il Direttore del Laboratorio Antidoping della Federazione Medico- Sportiva Italiana Dott. Francesco Botrè, il Dott. Piero Benelli, che porterà la propria esperienza quale medico sociale della Scavolini basket, uno dei principali team ai vertici delle classifiche nazionali, oltre a ricercatori che affrontano il doping dal punto di vista dei suoi effetti sulla biochimica dell ‘ organismo, come il Dott. Vilberto Stocchi, Preside della facoltà di Scienze Motorie dell’Università di Urbino. Non mancheranno rappresentanti del mondo sportivo, come l’ex ciclista .Maurizio Marchetti, che ha pagato con l’allontanamento dal mondo dello Sport agonistico la sua opposizione al doping, e giornalisti come Valerio Piccioni della Gazzetta dello Sport, capaci con i loro articoli provocatori di aprire un vero e proprio vaso di Pandora su un problema fino a poco tempo fa sconosciuto alI’ opinione pubblica. L’ iniziativa si avvale della sponsorizzazione ufficiale della SIRA Cucine S.p.A., del patrocinio di numerosi enti pubblici territoriali e di federazioni sportive regionali. Nel caso la Staf riconosca tale iniziativa degna di nota, siamo lieti di invitare qualche vostro esponente ad intervenire come ospite d’onore al dibattito. Nell’attesa di un positivo e sollecito riscontro, rimettiamo la nostra disponibilità per un incontro con la S. V ., o chi per Lei, al fine di concordare ulteriori e più specifici dettagli contattando i numeri: 338/2447212. Alberto Virgili : Cordinatore Tecnico 333/4530685. Daniele Luchetti: Segreteria Organizzativa e-mail: www.albertovirgili@nonsolovincere.org per ulteriori informazioni o per conoscerci meglio, visitare il sito: http://www.nonsolovincere.org Venerdì 23 Maggio 2003 (pomeriggio) PROGRAMMA 5° CONVEGNO NAZIONALE “L. PIERMATTEI” “Il Gioco si fa pesante: il Doping sfida lo sport” ore 18.00: Saluto delle Autorità (Piermattei Lorenzo 5′ -Sindaco 5′) ore 18.10: Introduzione al Convegno (Alberto Virgili) ore 18.15: Inizio prima sessione Talk show condotto da GIANNI IPPOLITI ore 19.15: break ore 19.30: Inizio seconda sessione Ta1k show condotto da GIANNI IPPOLITI ore 20.30: chiusura dei lavori (PresidenteAiac) ore 20.40: consegna attestati di partecipazione Treia lì 08/05/2003 DistintiSaluti. Associazione Sportiva Culturale Non Solo Vincere.