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Tabudoping.it si rivolge a tutti gli sportivi ed incentiva a fare sport ad alti livelli senza ricorrere al doping.
Ideato da Maurizio Marchetti (Patrocinio del ministero della Salute al Progetto Maglia Etica Antidoping).
Ex ciclista professionista, vuole imporsi nella rete anche come punto di riferimento per chi si avvicina per la prima volta allo sport professionistico.
Progetto: La scuola unico antidoto al doping - Articoli Maglia Etica Antidoping
Il Curriculum di Maurizio Marchetti

 


 

 

 

  by Maurizio Marchetti

 

Archive for novembre, 2010

UNA LEZIONE PARTICOLARE/  Parole proposte di un’esperienza pilota in una scuola di Roma

Istituto tecnico industriale Pacinotti, Serpentara, Roma Est, un sabato mattina di fine novembre. E’  una strana lezione, che forse non è anche giusto chiamare tale. Da una parte gli studenti, ci sono anche quelli del liceo scientifico Archimede, la loro curiosità, i loro temi, il loro fare o non fare sport. Dall’altra in testa del gruppo degli oratori, proprio lui: Sandro Donati, il tecnico delle tante battaglie contro il doping che riparte proprio dalla scuola. In mezzo la parola maledetta, ma anche tante altre cose: la vita di oggi, i campioni e gli amatori, l’aspirante ciclista che chiede se la caffeina fa male, il professore Roberto Vecchione, moderatore della situazione, che si chiede quanto ci sia di vero in quanto si vede in tv delle veline e una ragazza, Claudia, che alla fine chiederà a tutti noi: << Una società che non tollera l’imperfezione, come può aiutarci ad accettare la nostra normalità? >>. Insomma, un uditorio che non si limita a incassare: chiede, domanda, vuole sapere. Un segnale di speranza.

Anche per il lavoro di Maurizio Marchetti, l’ex corridore professionista che sta spendendosi da mesi nel progetto << La scuola come unico antidoto al doping >>. Donati invece racconta altre storie: la campagna varata con il provveditorato e il comune di Roma, quella con il Ministero della Pubblica Istruzione.

C’è anche Roberto Castellano, uno scudetto vinto nel basket con il Bancoroma e una lunga storia di dirigente e di tecnico dopo aver smesso. Fabrizio gli chiede: di fronte a certe notizie non sarebbe meglio di fermare lo sport per qualche tempo?

<< Più che chiudere lo sport – dice Castellano – chiediamoci se ognuno di noi  può chiudere con un certo tipo di sport >>. Quello della pasticca facile diffusa peraltro ben oltre i campi. Il mito della scorciatoia, del tutto e subito, del non volere accettare i propri limiti.

Andrea prende la parola: << Il doping da dipendenza? >>. E’ Donati a rispondere: << Ci sono sostanze che provocano dipendenza perché influiscono sul sistema nervoso. L’atleta si sente euforico  non sente la fatica. E quando deve interrompere l’assunzione della sostanza, ecco che cade in depressione >>. La vittoria che si porta con se  è una sconfitta a scoppio ritardato.

Stefano è un ciclista quindicenne. Chiede più esami medici, più controlli. Ora si fa solo la spirometria e l’analisi delle urine >>. Poi:  <<La caffeina fa male? >>.  << Si può provocare anche danni cardiaci >>.

Michele invoca sanzioni più severe perché ogni volta che qualcuno viene scoperto, subito si tirino fuori shampoo al cinghiale e sciroppi per la tosse. C’è molto disincanto, persino troppo, in sala. Stefano Mecali, campione di gran fondo tra i cicloamatori, racconta la sua esperienza. << sono diventato campione per il gusto di gareggiare, ragazzi con la chimica non si scherza >>. Donati sottolinea le ipocrisie degli operatori di informazione, l’occuparsi  un giorno dell’argomento, il dimenticarsene il giorno dopo… Ma la partita con il dubbio, con la sensazione che a volte ciò che vedi o racconti non sia vero, non è un’invenzione.

Esiste anche in mezzo alle pagine e ai microfoni. Intanto i ragazzi continuano a chiedere. Interessati, coinvolti. E’ a questo punto che il professor Bassi, uno dei docenti che ha preparato il dibattito, prende la parola e presenta Claudia. Dice di aver passato con lei  << il più bel quarto d’ora della sua storia di professore >> e di averla convinta ad intervenire. E’ lei, definita affettuosamente << cicciona >> dal suo prof,che tira fuori le veline e la mitizzazione del corpo senza imperfezioni, di una bellezza assoluta spesso parente della cultura del prendi questo, prendi quello, il cercare anche qui qualche sostanza in grado di << aiutarti >> esteticamente. Le risponde, anzi la incoraggia Fabio Rosati giornalista di << Liberazione >>:  << Come reagire? Sapendosi accettare per come siamo fatti, non vergognarsi, dire con coraggio questo non mi piace, essere orgogliosi di se stessi >>.

La mattinata finisce senza troppa voglia di finire. I professori di educazione fisica circondano Donati, i ragazzi vanno via, però senza gran fretta. Sul tavolo ci sono i loro temi . L’antidoping qui si studia: una storia da esportare.

Valerio Piccioni

CASSINO   – Responsabili del progetto scolastico le professoresse Silvana Grossi  e Patrizia Velardi

Giovedì mattina all’ITIS “Ettore Maiorana” di Cassino diretto dal Dirigente Scolastico Prof. Ing. Mario Venturino, Lezione di Antidoping. L’ex ciclista professionista Maurizio Marchetti che in attività mise a disposizione i suoi dati ematici quando erano in pochi a volerlo (o poterlo fare), sta portando l’argomento del Doping nelle scuole, promuovendo dibattiti e lezioni, sul tema: “ La Scuola l’unico antidoto serio al Doping”. L’iniziativa propone di far riflettere gli studenti di alcune scuole sul pericolo del Doping nello sport a tutti i livelli, e sviluppare una nuova cultura sportiva, quella che si allontana all’idea del risultato a tutti i costi. Che il Doping sia un tema sentito più di quando non si pensi, che non sia solo roba o problema da campioni, ma investa vari livelli dello sport, dal ragazzino all’amatore, lo dimostrano i tanti elaborati da loro prodotti e la pioggia di domande che sommerge chi interviene. Ma per quanto interessati e consapevoli che i farmaci non sono la strada migliore, tutti si pongono degli interrogativi: Per quale motivo se ne fa uso, pur sapendo che questi prodotti fanno male?  Perché dire no se i modelli che ci propinano i media ogni giorno portano sempre in questa direzione?

Cosa si può fare per debellare un fenomeno cosi ampio che ha alle spalle un giro economico di proporzioni pazzesche? E infine, come possiamo prendere coscienza di questo fenomeno se i giornali e le televisioni continuano a definire “Campioni”  persone che hanno fatto le loro fortune grazie al Doping? La lezione è stata tenuta agli studenti delle classi prime di via Rapido che hanno ascoltato con molto interesse l’argomento rivolgendo anche delle domande al relatore.  Le responsabili del Progetto sono le professoresse Silvana Grossi e Patrizia Velardi.

<<Lo scopo di questi incontri – ha sottolineato l’ex ciclista Marchetti – è quello di diffondere tra i giovani i veri valori dello sport e far capire loro che le sostanze dopanti possono avere solo effetti devastanti su chi ne fa uso.  Quando durante la mia carriera chiesi più controlli per noi corridori, fui emarginato, non feci più parte di nessuna squadra e non per mia volontà >>.

Francesca Messina

I temi degli esami di scuola media

<<Basta falsità ci vogliono pene dure >>

L’antidoping come materia di esame. E’ successo in alcune scuole della zona est. Un’eredità  del lavoro condotto da Maurizio Marchetti, ex ciclista professionista che ha lanciato un progetto partito l’anno scorso << La scuola unico antidoto serio al doping >>. Cosi in una trentina d’istituti romani sono partiti convegni e meeting sul doping. Ed alcune ragazze di III media della scuola Hegel hanno scelto proprio questo tipo di tema. Conoscenza delle sostanze proibite, morale, campioni trovati <<positivi>>, proposte: c’è di tutto negli elaborati degli studenti. Ma la sorpresa è la loro preparazione: altro che ignoranti, le ragazze della III G meritano una pagella coi ficchi..  Paola parte da una definizione precisa di quello che può essere il doping per lei: << Sii tratta di una sostanza stupefacente somministrata ad atleti per migliorare le prestazioni>>, per combatterlo propone << di aumentare le condanne per i trasgressori>> e conclude con una massima sempre ben vista:  << Meglio chi arriva ultimo con le sue forze che chi vince dopandosi>>.

Monica, compagna di classe di Paola, aggiunge drasticamente:  <<Bisogna fare piazza pulita, cosi non si può continuare. L’atleta non sa accettare le proprie sconfitte>>. Un punto chiave. << Ma soprattutto non sa accettarsi come è, una sconfitta non è sempre sinonimo di fallimento, ma può essere un punto di partenza per fare meglio. Ogni atleta dovrebbe imporsi un proprio codice deontologico e applicarlo a se stesso. Questo vorrebbe dire rispettare se stessi e la propria disciplina sportiva.

Purtroppo questo accade sempre di meno >>.

Oggi scrive Arianna << il caro vecchio sano >> sembra quasi essersi estinto: appaiono sotto i riflettori giovani appena usciti dalla squadra del quartiere che, improvvisamente, si trovano a gareggiare in competizioni di portata internazionale, senza lasciar trapelare il minimo segno di fatica, stanchezza o innegabile sconforto. A posteriori si sentirà il nome di quelli stessi atleti che suonerà alle nostre orecchie associato ad anfetamine, steroidi anabolizzanti o altre sostanze tutte inscritte nella lista doping, dunque indifferentemente proibite in ogni categoria sportiva, sostanze che, nonostante la diversa origine e composizione, portano tutte ad un aumento assolutamente non fisiologico delle proprie prestazioni agonistiche, con un’unica conseguenza: danni per lo più irreversibile, talvolta anche letali alla psiche ed all’organismo: cancro del fegato, frequenti attacchi cardiaci, fenomeni psicotici e paranoici, insonnia e nei casi più gravi, purtroppo non rari la morte: morte in seguito a convulsioni, morte per <<overdose>> : si, perché anche se lo si vorrebbe camuffare come un piccolo ed innocuo sostegno all’atleta, integratore delle sue capacità, il doping è una droga, che induce a dipendenza.

E tutto questo per cosa? Per arrivare un po’ più in alto? Non è leale: come si può  accettare di vincere, ben sapendo di competere avendo una marcia in più, assolutamente scorretta e condannabile anche dalla più blanda forma di moralità contro atleti che faticano ogni giorno per dare un po’ di più? >>                                

Mathias Guatelli

Combattere il doping si può fin dalla scuola. E’ questo il messaggio dell’ex- ciclista professionista Maurizio Marchetti, che ha tenuto una conferenza il 18 dicembre nel nostro istituto. Marchetti inizia la sua carriera tra i professionisti, vantando un ampio palmares nel settore giovanile. Purtroppo la sua carriera era destinata a finire prestissimo. Approda infatti nei pro nel 1996, anno in cui è costretto ad abbandonare. Il motivo di questo forfait si chiama doping. Paradossalmente, Marchetti non è stato squalificato perché faceva uso  di sostanze proibite, ma per il contrario.  Il 1996 è infatti un anno ricco di eventi per il ciclismo internazionale. Si ritirava  Indurain (5 Tour de France vinti) e ritornava a gareggiare Lance Armstrong (tra l’altro è salito nuovamente in bici     quest’ anno… Che grande campione!!!).

In quell’anno escono però le prime voci fondate sull’uso delle sostanze dopanti. E’ la Gazzetta dello Sport (tra le altre cose organizzatrice del Giro d’Italia) a cominciare una campagna antidoping, con interviste a esperti, ciclisti,ed altri addetti ai lavori. Escono articoli molto offensivi nei confronti dei ciclisti, come: “se il sangue è malato fermiamoli”. Dopo vari servizi del genere, alcuni ciclisti indignati rispondono: Ciclisti uniti: “esami del sangue” . Ma Marchetti non si fermò qui, continuò nella sua battaglia inviando alla Gazzetta i risultati di tutti i suoi esami, chiedendo di renderli pubblici. Il giornale sportivo titolava “Ecco i miei valori ematici divulgateli”.Maurizio nello stesso articolo propose che tutti i ciclisti italiani si sottoponessero agli esami del sangue… Ma in quel fatidico giorno si trovò solo. E’ allora che iniziano i suoi guai. Un procuratore lo convoca per un interrogatorio come “ persona informata sui fatti di doping”. Se non si fosse presentato sarebbe stato squalificato per 6 mesi.Il ciclista portò gli esami del sangue tutti perfettamente regolari. Non fu preso alcun provvedimento ufficiale contro di lui, ma tutte le società da quel giorno non lo ingaggiarono più, in pratica fu tagliato fuori.  Questa è brevemente la vita sportiva di Maurizio Marchetti. Durante la conferenza si è anche parlato delle sostanze dopanti, dei pericoli della salute e degli effetti che producono sulle prestazioni sportive. Queste si dividono in diverse categorie: stimolanti, anabolizzanti, diuretici e delle pratiche vietate come l’emodoping. Ora Maurizio continua la sua campagna di sensibilizzazione contro il doping in tutte le scuole italiane. Nel Lazio è già a quota 200 istituti. Il suo slogan, frase che ha ripetuto molto spesso, nonché “titolo” di questa sua campagna è : “la scuola unico antidoto al doping”. L’ex ciclista è speranzoso che tutto ciò faccia svegliare qualcuno e che non si debbano più sentire queste vicende come quella dell’ultimo Tour de France. Chi ne volesse sapere di più può consultare il suo sito

www.tabudoping.it         

Alessandro Lanza

La crociata antidoping dell’ex ciclista professionista Maurizio Marchetti approda in Ciociaria con una serie d’incontri con gli studenti delle scuole superiori. Domani il corridore di Sezze, ma legatissimo alla provincia di Frosinone, sarà a Cassino al liceo classico “Giosuè Carducci”. Nelle prossime settimane farà tappa a Frosinone, dove tornerà al lice classico “Norberto Turriziani”. Nei giorni scorsi invece Marchetti ha parlato con i ragazzi del liceo scientifico “Michelangelo” di Pontecorvo, mentre aveva già visitato il geometri “Brunelleschi” di Frosinone. Insomma un vero e proprio tour per promuovere nelle scuole lo sport sano, vera e proprio ragione di vita di Maurizio Marchetti che dal 1996 combatte contro la piaga del doping. Una lotta senza quartire che porta avanti con un aggiornatissimo sito internet (tabudoping.it), una serie di conferenze nelle scuole del Lazio e non solo e in tante iterviste concesse a giornali e tv (ha partecipato anche a “La storia siamo noi di Giovanni Minoli sulla Rai). In questi anni l’ex portacolori dell’Ideal di Marino Basso ha anche avuto contatti con il presidente dell’Uci Hein Verbruggen. Tutto comincia alla fine del ’96. Il ciclone doping investe il mondo delle due ruote. I ciclisti vengono messi alla gogna. Marchetti però non vuole essere tacciato per drogato. Lui la sua carriera se l’è costruita con il sudore. E così l’8 gennaio del 1997 si presenta al laboratorio dell’Acquacetosa per sottoporsi a tutte le analisi: ematocrito ed emoglobina. <<Io sono pulito come tanti miei colleghi>>. I controlli sono normali. Ma Marchetti non si accontenta. Si reca nelle redazioni dei giornali con gli esami effettuati dal 1987 al 1996, regolari, e chiede: <<Publicateli>>. Il ciclista pontino diventa un caso nazionale. La sua squadra prima lo appoggia, poi lo scarica. Marchetti appende la bici al fatidico chiodo e comincia a lottare per uno sport sano.

<<Il doping non lo si sconfigge con le formule magiche ma con un approccio culturale diverso. A noi ciclisti mancavano punti di riferimento, regnava l’ignoranza>>. La corsa continua. La corsa più importante. Quella contro il doping.