Un blog per uno sport...

Tabudoping.it si rivolge a tutti gli sportivi ed incentiva a fare sport ad alti livelli senza ricorrere al doping.
Ideato da Maurizio Marchetti (Patrocinio del ministero della Salute al Progetto Maglia Etica Antidoping).
Ex ciclista professionista, vuole imporsi nella rete anche come punto di riferimento per chi si avvicina per la prima volta allo sport professionistico.
Progetto: La scuola unico antidoto al doping - Articoli Maglia Etica Antidoping
Il Curriculum di Maurizio Marchetti

 


 

 

 

  by Maurizio Marchetti

 

Archive for marzo, 2011

Attestato Liceo Ceccano

Comunicazione Nomentano

L’importante non è partecipare, ma vincere, anche a costo di rimetterci il bene più prezioso: la salute. Ebbene si è proprio questo il nuovo motto del mondo dello sport. Il tanto amato e famoso “L’importante non è vincere ma partecipare” sembra ormai superato e viene ripescato come frase fatta, solo per nascondere l’amarezza di chi non ha vinto. Lo sport come punto d’incontro di giovani animati da fratellanza e spirito di lealtà pare minato nella sua essenza più profonda.
 Purtroppo un numero sempre maggiore di atleti, una volta simbolo di integrità fisica e morale, diventano consenzienti e mettono a repentaglio la loro salute per un momento di gloria e facili guadagni. Ore ed ore di  allenamenti durissimi, diete ferree e un regime di vita spartano non bastano. Gli atleti vogliono di più, e la dove la natura e la forza di volontà si fermano non rimane che l’artificio, ovvero il ricorso a farmaci o pratiche mediche in grado di influire sui risultati delle gare. In altre parole alcuni di loro ricorrono al doping. Una volta questo termine si usava per i cavalli, ai quali prima delle gare veniva somministrati farmaci che miglioravano le loro prestazioni. Poi gente senza scrupoli ha usato il doping sull’uomo.   Purtroppo oggi competizioni sportive e doping sono un binomio quasi     inscindibile, tanto che i controlli anti-doping sono frequenti in tutte le gare. Ogni volta che un atleta offre una prestazione particolarmente brillante si sospetta che sia “dopato” e, in alcuni casi non si tratta di solo sospetto. Sfuggono alla memoria tutti i campioni travolti dalla bufera doping e il fenomeno ha raggiunto dimensioni tali da richiedere l’intervento della legislatura. Mi rincuora sapere che molti atleti gareggiano lealmente dimostrando che nello sport il protagonista è sempre l’uomo e che la forza di volontà, il carattere e la voglia di ribaltare una sorte avversa possono avere la meglio sugli atleti “robot”.
 Daniela N. 4° D.   aprile 2003

Ciclismo, calcio, nuoto, atletica…  Nessuna attività agonistica è più al sicuro da quando nella grande pentola dello sport è stato aggiunto un ingrediente illecito: il doping. Il coperchio rischia di saltare.
 Pur di resistere alla fatica e vincere, alcuni atleti non esitano a far uso di doping. Pur di aumentare la potenza muscolare non ci pensano su ad ingurgitare grandi quantità di anabolizzanti. Sporchi “Trucchi” che comportano lesioni permanenti a partire da complicazioni fisiologiche per poi arrivare a disfunzioni psichiche, danni mnemonici, e crisi relazionali.   L’uso e l’abuso di queste sostanze dopanti trova la spiegazione in uno sport che carica di significato l’immagine dell’atleta singolo o dell’intera squadra. Insomma una competizione sportiva che ha come unico fine il risultato, la vittoria ad ogni costo… questa è la legge. Una legge senza morale, che stabilisce come prezzo la salute di un uomo. Alcune volte gli atleti per non deludere i propri sostenitori diventa un obbligo, una grande responsabilità che grava sulle spalle dell’atleta che insieme al desiderio di fama e di denaro può rappresentare un mix micidiale che spinge lo sportivo sul baratro del doping. L’atleta non deve subire danni fisici e psichici per conservare il suo titolo di campione. Non può mercificare la propria salute barattandola con una vittoria, un pugno di applausi e la prima pagina di un giornale sportivo. “Mens sana in corpore sano” dicevano gli antichi, ossia la mente sana se il corpo è sano. Ma sembra che per conseguire buoni  risultati c’è chi sia pronto ad alterare il proprio equilibrio mentale e fisiologico. Purtroppo il doping compromette non solo l’immagine del singolo, ma quella dell’intero mondo dello sport.              La sana competizione  è un gioco con se stessi e con gli altri, un impegno che premia la capacità e la volontà e le capacità nel rispetto reciproco. Il vero sportivo ama il suo corpo e dotato di buona volontà chiede sempre di più a se stesso attraverso l’allenamento. Chi fa uso di sostanze dopanti è solo colui che ha scelto la strada più breve e sleale per arrivare al traguardo, magari portando a casa una vittoria rubata… che gli regalerà fama e denaro, ma che non potrà mai comprare il rispetto per se stesso.
 Veronica G.  4° D.   aprile 2003

Da tempo il Liceo scientifico di Ceccano risulta tra le prime scuole a livello regionale per quanto riguarda l’atletica leggera, il calcio a 5, la ginnastica.    Maurizio Marchetti, ex ciclista professionista di Sezze Romano, dopo aver dimostrato con svariati controlli, la sua estraneità al doping e scuotendo tutta l’Italia con le sue dichiarazioni, rovinando, purtroppo, in questo modo la sua carriera, ha deciso di combattere il doping in modo trasversale. Da anni ormai effettua conferenze nelle scuole per informare i giovani atleti e non, su questo problema e figuriamoci se non poteva venire in una scuola come il Liceo Scientifico di Ceccano, dove lo sport, quello vero, quello delle emozioni, delle fatiche è all’ordine del giorno.  Purtroppo oggi siamo arrivati al punto che contano di più i risultati che la salute, anche perché se le sostanze dopanti al momento migliorano le prestazioni, a lungo andare mortificano il fisico con danni irreparabili e nei casi più gravi uccidono l’atleta.
 Bisogna capire che il fisico umano non è un automobile su cui si possono effettuare modifiche, al motore, alle sospensioni, al carburante. 
 Il corpo va si allenato ma senza “inquinare”. E’ questa la filosofia per cui dobbiamo batterci. L’esempio di Marchetti però è rimasto un caso isolato, forse tutti non sono coraggiosi, da rovinarsi la carriera per difendere lo sport che amano. Ma come si dice in questi casi? La speranza è l’ultima a doparsi, ehm scusate, a morire.
 Riccardo D.   4° D     aprile 2003

E’ questa una delle  frasi che frequentemente la televisione trasmette per veicolare , almeno una volta ; un messaggio intelligente ed importante per la salute umana. Non è un caso se l’ambiente che incornicia la scena sia uno spogliatoio dove giovani e meno giovani si ritrovano prima di una gara o di un allenamento. Purtroppo, le sostanze chimiche che hanno distrutto la vita di intere famiglie, minacciano da tempo il mondo dello sport. Atleti grandiosi, sportivi professionisti ricorrono all’uso di “sostanze dopanti” per migliorare le loro prestazioni, al fine di collezionare vittorie e vittorie, svuotate però da qualsiasi valore. Pochi, come Maurizio Marchetti (ex ciclista), hanno il coraggio di ribellarsi per salvaguardare la dignità e salute umane, accecati come sono dal desiderio di conquistare fama e denaro. L’ex ciclista setino, infatti, ha rinunciato con grande coerenza etica ad un mondo colmo di fama, soldi e doping, portando avanti una eccezionale campagna anti-doping. E se il mondo dello sport professionistico non vuol capire, iniziamo a combattere il grave problema nelle scuole: primo momento di formazione per giovani e giovanissimi.     Infatti la maggior parte degli adolescenti partecipano a competizioni dilettantistiche, ed alcuni ricorrono al doping, venendo letteralmente bombardati dagli enormi poteri che anfetamine, steroidi, hanno sul nostro corpo. Basta una pillola per un fisico da star o una fialetta per non sentire la fatica in gara , e poi? Cosa succede? Beh, alle conseguenze nessuno pensa. Anche queste sostanze come eroina e  cocaina causano la dipendenza e soprattutto logorano l’organismo. Ma dove è finita l’etica dello sport? Per chi ama il ciclismo, il calcio, l’atletica, è facile accettare analisi sballate e trappole chimiche per vincere, non è sport questo! Credo che la maggior parte dei tifosi, ad ogni livello, segua i propri beniamini per vincere ed esultare, solo grazie al sudore e al sacrificio degli allenamenti settimanali. E allora con coraggio iniziamo noi giovani a gridare “no” al doping per migliorare lo sport e applaudire le “sane “ vittorie. Marta A 4° D. Aprile 2003

La vita rappresenta un cammino ricco di insidie, che ognuno di noi percorre facendo scelte dettate dalla razionalità e dalle circostanze. Ogni strada si può rivelare sbagliata e al tempo stesso corretta, come si dice dipende dai punti di vista. Ma ci sono decisioni “giuste” a priori.
 Tra queste di sicuro bisogna annoverare il fermo no all’uso di sostanze chimiche come: cocaina, anfetamine… se la prima conduce i giovani a non essere razionali, a vivere autodistruggendosi, la seconda migliora, a quanto viene detto, la potenzialità del nostro organismo. Sarà vera questa affermazione? I risultati medici hanno affermato che tali sostanze artificiali “aiutano” Il nostro fisico solo temporaneamente, la sensazione di poter vincere ogni gara è passeggera: ciò che resta sono i danni subiti dall’organismo. Anche dalle sostanze dopanti si diventa dipendenti, anche le sostanze dopanti distruggono la vita dell’uomo. Da tempo gli sportivi per essere competitivi ne fanno uso, senza conoscere le conseguenze negative a cui purtroppo vanno incontro. Per non parlare poi dell’etica dello sport. A cosa serve esultare se si sta vincendo una gara truccata? Sarebbe come vedere un film di cui si conosce già la fine. E’ più facile  in questo caso accettare una sconfitta riflettendo sugli sbagli fatti per poter migliorare. Vincere dopandosi non porta soddisfazioni, perdere divertendosi e divertendo regala molta felicità.
 Cerchiamo noi giovani di allontanare il doping dallo sport, facendo rivivere la dignità umana che cade sempre più in basso.
 Giorgio S. 4° D aprile 2003

Ma che cos’è il doping e come viene considerato dalla nostra società?  Secondo me sono queste le domande da porsi se si vuole arrivare all’annientamento di un fenomeno così diffuso tra gli “atleti”. Quanti conoscono le proprietà e i danni a cui si va incontro assumendo questi “killer dei valori sportivi”?! Inoltre io mi chiedo se tutto questo è sempre esistito ed è solo ora che se ne parla, o se è nato da poco. Vorrei ringraziare il ciclista Maurizio Marchetti per averci dato la possibilità di avvalersi dei suoi avvertimenti e delle sue conoscenze ma, se mi è possibile sottolinearlo, si è giunti a ciò a causa di un decadimento morale della nostra società, e più in particolare della famiglia.
 I valori etici dovrebbero esserci trasmessi in primo luogo dai genitori e solo in secondo dalla scuola. L’atleta assume tali droghe o perché non arriva a risultati stimabili, o perché è semplicemente più facile e più veloci essere vincenti in questo modo. La diffusione di queste sostanze anche nelle attività relativamente agonistiche nel caso in cui si assumono sostanze meno forti di quelle che alcuni “campioni” usano ma comunque facenti parte del doping e quindi con i rischi che esso comporta, in particolare nei soggetti minori di 25 anni. Il doping inoltre deve essere  assolutamente inteso come droga perciò crea assuefazione e di conseguenza non è possibile smettere quando e come si vuole. Un problema che ne favorisce l’uso è sicuramente il giro di soldi dietro la maggior parte degli sport e la pubblicità che ottengono gli atleti se vincono. Importante sarebbe scoprire chi somministra le sostanze, purtroppo è difficile individuare queste persone e l’unica cosa possibile da fare è organizzare diverse campagne pubblicitarie che insistano su determinati valori morali e che informino sui rischi che il doping comporta.
 Melania C.  2° M. as.2005/06

Il doping è una droga e come tale determina dipendenza, noi lo definiamo un male e purtroppo ha avuto una larga diffusione nel nostro secolo. Sostanzialmente viene usato per “aumentare la sportività” degli atleti ma con risultati disastrosi che si ripercuotono sul fisico e sulla psiche. E’ un problema diffusosi ampiamente a livello globale ma come tutti i problemi è risolvibile. E’ abbastanza ardua l’impresa ma con un po’ d’occhio critico si possono analizzare le cause eliminandolo. Ciò che sta alla base di tutto è sicuramente la troppa voglia di vincere e di sovrastare gli altri poiché viviamo in una società basata sull’arrivismo e sulla competizione dove gli sconfitti vengono emarginati. Il perdente spesso viene visto negativamente anche dalla sua famiglia perché i genitori pressano il proprio figlio ad essere il numero uno questo, per non deluderli è indotto ad aumentare le sue potenzialità assumendo droghe per vincere. Per curare questo male endermico bisognerebbe riportare in auge valori che ormai secondo noi sono sepolti: la fiducia in se stessi, anche se non si è super e l’onesta.
 Serena B.  Cristina M.  Roberta Z.  5° B. as.2005/06

Il doping è solo un’alternativa per fuggire dalla realtà con mezzi che fanno solamente un danno all’organismo umano. Esso è visto solamente come un bisogno per apparire migliori, per essere sempre al massimo, ma in realtà non ci si rende conto che ottenere massimi risultati alterando la propria condizione psicologica non vuol dire essere realmente migliori. Anzi rispecchia solo una grande dose di insicurezza e debolezza interiore e corrisponde ad una maschera che è destinata a svanire molto presto. Lo sport non deve essere visto solo come un momento di competività, ma deve ma deve giovare allo spirito, e alla formazione della personalità; migliorando anche le condizioni fisiche senza alterarne la funzionalità.
 A differenza di qualche anno fa in cui l’uso di queste sostanze era molto spesso nascosto e molti ne ignoravano l’esistenza, ora i mass-media ci rendono partecipi a questa realtà, evidenziandone le conseguenze negative che comportano e danno spunti di riflessione per capire l’impostazione della società in cui viviamo: basata esclusivamente sull’immagine. Molto spesso accade che i giovani sono disinformati o sono contenitori di informazioni senza saperle usare, e vengono facilmente distolti e persuasi negativamente a usare queste sostanze, diventandone fisicamente e psicologicamente dipendenti. Perciò la consapevolezza degli effetti e una buona informazione sono necessari per non cadere in questo sbaglio.
 Serena R.  Francesca R.      5° B.                      as.2005/06