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Tabudoping.it si rivolge a tutti gli sportivi ed incentiva a fare sport ad alti livelli senza ricorrere al doping.
Ideato da Maurizio Marchetti (Patrocinio del ministero della Salute al Progetto Maglia Etica Antidoping).
Ex ciclista professionista, vuole imporsi nella rete anche come punto di riferimento per chi si avvicina per la prima volta allo sport professionistico.
Progetto: La scuola unico antidoto al doping - Articoli Maglia Etica Antidoping
Il Curriculum di Maurizio Marchetti

 


 

 

 

  by Maurizio Marchetti

 

Archive for settembre, 2017

MOLINO DEI TORTI – Il prossimo 30 settembre sarà assegnata la nuova Maglia Etica, un simbolo di lealtà e integrità consegnato al vincitore di un traguardo volante nella corsa ciclistica Circuito Molinese. Lo scorso anno ha vinto il giovaneMatteo Moschetti che, al termine della corsa il giovane della Viris-Maserati-Sisal-L&l, si è sottoposto volontariamente a un controllo antidoping. Nel 2017 Moschetti si è poi laureatocampione italiano dilettanti Under23.  Il 30 settembre sarà anche lui sulla linea di partenza, deciso a fare il bis e magari alzare le braccia al cielo anche sul traguardo finale.

di Francesco Toldo* – Maurizio Marchetti mi viene incontro lungo il vialetto della sua casa di Sezze. Stretta di mano decisa. Indossa jeans e camicia elegante su un fisico d’atleta. “Mi mantengo in forma con la bicicletta: non l’ho mai abbandonata”, dice con soddisfazione versando nel bicchiere del thè freddo, mentre siamo seduti all’ombra del suo cortile. Una vita nel ciclismo tra anni ’80 e ’90. Vittorie, tra cui quella del 1988 sulla salita del “Blockhaus” (arrivo di tappa nel Giro d’Italia 2017), e piazzamenti di prestigio. Poi nel ’96 Maurizio passa tra i professionisti: è l’anno spartiacque della sua vita. Con Indurain e Armstrong…

Maurizio, partiamo da quel 1996: che esperienza è stata quella del professionismo?

Molto dura. Soprattutto l’impatto con le corse: le velocità erano altissime. Parevano tutte motociclette. E io non ero uno “fermo” in bici. Cercavo di cavarmela. A distanza di anni dico che mi è servita per capire meglio il ciclismo e anche la vita. Poi accaddero dei fatti importanti, che bisogna ricordare (mi mostra un numero de “La Gazzetta dello Sport” di quell’anno; ha un grande archivio ndr).

Vediamo quali.

Vedi, in prima pagina c’erano i campioni più seguiti: Miguel Indurain, arrivato al ritiro, e Lance Armstrong, che stava guarendo dal tumore ai testicoli. Il ciclismo aveva tolto il calcio dalla prima pagina. Indurain era considerato il Re, lo spagnolo vincitore di 5 Giri di Francia consecutivi e 2 Giri d’Italia. Armstrong, l’americano già Campione del Mondo, era un giovane che molti aspettavano a grandi vittorie. E nelle ultime pagine del giornale c’era spazio per un corridore di Sezze…

Un certo Marchetti. Il titolo dell’articolo è: “Ecco i miei valori ematici, divulgateli”. Che cosa volevi dimostrare?

La Gazzetta dello Sport, che organizza il Giro d’Italia, aveva lanciato una campagna chiamata “allarme doping”. Parlava spesso di doping del sangue. Immagina la cassa di risonanza di questa cosa. Un giorno decido di chiamare il giornale. Ero stufo di sentire dire “tutti dopati”. Volevo dimostrare, con le prove, che non era così. Insomma, dare una mano al mio sport. Per la sua credibilità. Porto a Roma tutte le mie analisi del sangue fin da quando ero dilettante: le consegno ai giornalisti Piccioni e Bondini, della sede romana della Gazzetta, ai quali chiedo anche di accompagnarmi a fare un ulteriore controllo al laboratorio dell’Acqua Acetosa del CONI. E poi rendere pubblici i risultati. Per farla breve, tutte le analisi risultarono ampiamente nella norma. Va ricordato che in quel momento l’antidoping ufficiale non prevedeva le analisi del sangue, ma solo delle urine.

Perché è così importante il sangue in questo contesto?

Beh, ormai è storia: le sostanze più potenti, diciamo così, agiscono sul sangue aumentando la “cilindrata” dell’atleta. In poche parole, arriva più ossigeno ai muscoli, sei più potente e allontani la fatica. Mi riferisco soprattutto agli sport di resistenza.

Visto il tuo gesto, ti è stato subito rinnovato il contratto per la stagione 1997?

Per niente! Il rinnovo era in programma proprio in quei giorni (siamo nel gennaio 1997). Ma da quel momento non si è visto più nessuno. Sono stato isolato. Qualche attestato di stima, ma niente di più. Non capivo il motivo, perché in pratica stavo facendo uno spot per il ciclismo, invitando anche altri atleti a seguirmi. Tutto per la trasparenza. Avevo ancora tanta voglia di andare in bici. Ma cominciai ad aprire gli occhi di fronte a quella realtà.

Deve essere stato un brutto colpo per te: il ciclismo era la tua vita. Come hai reagito?

Non è stato facile. Ho continuato ad allenarmi per un pò: sai, ho la testa dura (ride). Poi ho dovuto trovarmi un lavoro e, guarda caso, questo lavoro mi portava sempre dentro le scuole. Facevo manutenzione di impianti termici a Roma. Vedevo ogni giorno tanti ragazzi delle scuole superiori: alla fine mi si è accesa la lampadina, come si dice.

Che cosa hai fatto?

Ho deciso di portare la mia esperienza nelle scuole. Parlando ai ragazzi di sport pulito. Di etica. Ho elaborato un progetto che si chiama “La scuola unico antidoto al doping”, riconosciuto dal Ministero dell’Istruzione. Dal 2000 ho incontrato migliaia di ragazzi, non solo nel Lazio, ma anche in altre parti d’Italia. Con l’esperienza ho imparato a comunicare con loro, anche in contesti di disagio sociale. Non è facile, le generazioni cambiano velocemente. Sono contento di quello che sto facendo.

Un’ultima domanda: perché da ragazzo hai scelto di praticare il ciclismo?

Perché mi sentivo libero. Potevo andare dove volevo con la bicicletta: abbiamo dei posti bellissimi. Giravo per il mio paese, poi andavo a Ninfa, Bassiano. Ricordo che mi fermavo a mangiare le ciliegie a Doganella di Ninfa. Stavo sempre all’aria aperta.

* Francesco Toldo è corsista del workshop in Giornalismo Digitale organizzato da Net in Progress e LatinaQuotidiano.it

Fonte: http://www.latinaquotidiano.it/maurizio-marchetti-ho-corso-con-armstrong-ora-porto-nelle-scuole-la-mia-battaglia-contro-il-doping/