La mattina del tre Novembre 2004 si è svolta una conferenza nell’aula Magna della nostra scuola. E’ stata tenuta dall’ex ciclista professionista Maurizio Marchetti, che da anni lotta contro il doping e cerca di farlo attraverso i ragazzi, con il suo progetto “ La Scuola unico antidoto serio al doping “. Marchetti organizza incontri nelle scuole del Lazio promuovendo la sua iniziativa ed è arrivato anche al Pilo Albertelli. La conferenza si è prolungata per circa due ore. In primo tempo ciha mostrato dei filmati televisivi che ci hanno spiegato la sua storia lui che nel 1996, aveva la possibilità di ottenere un altro anno di contratto da professionista, ha dovuto rinunciare. Ci ha raccontato che, abbandonato lo sport, ha deciso di combattere il problema del doping direttamente dalle radici. Era infatti necessario sensibilizzare i giovani, perché sono loro che rappresentano lo sport di domani. Purtroppo i ragazzi non conoscono realmente le conseguenze di queste sostanze “miracolose”.

Marchetti ce le ha elencate: è vero che alcune sostanze possono promuovere lo sviluppo della muscolatura, o annullare il sintomo fisiologico della fatica o migliorare l’ossigenazione del sangue, ma come si spiega la morte improvvisa di qualche atleta nel corso di una competizione o i decessi di sportivi ancora in giovane età’?  Overdose, ci ha detto l’ex ciclista. Ed ha ascoltato le nostre domande, rispondendo chiaramente e cancellando ogni nostro dubbio sul fatto che il doping, oltre ad essere illegale, può rivelarsi molto pericoloso.

Io penso che gli studenti dell’Albertelli abbiano accolto interessati l’appello di Marchetti. Molti di loro sono già atleti professionisti ed è bene che inizino a conoscere il problema sin da ora. Personalmente, anche non essendo sportiva, ho trovato interessante l’iniziativa dell’ex ciclista.

La nostra scuola ha persino organizzato una manifestazione, “ A ruota libera contro il doping”  che ci vedrà protagonisti di una passeggiata “pulita”  a piedi, in bicicletta o in skate.

A mio parere, lo sport con i suoi antichi valori di legale competizione, dovrebbe essere un modello per le nuove generazioni. Ma oggi contano solo il risultato, la vittoria, i soldi, non importa con quali mezzi si raggiungono. E’ questa concezione del tutto sbagliata, che secondo me, porta gli atleti a ricorrere a pratiche illegali e pericolose.

E per risolvere il problema, bisognerebbe diffondere la conoscenza i rischi che comportano queste sostanze, come fa nel suo piccolo,    Maurizio  Marchetti

Chiara  B.