Parla
Marchetti, un ciclista pro: “Sono stufo di sentir dire ‘tutti drogati’. Ecco tutte le mie analisi, e voglio ripeterle anche ogni mese”. Si è presentato
all’Acqua Acetosa e ha preso accordi: martedì il prelievo.

Roma una telefonata pure un po’ imbarazzata. “Sono un corridore ciclista professionista, vediamoci”. D’accordo, di che cosa dobbiamo parlare? “Di doping”. Ma lei chi è? “Magari il nome e cognome non vi diranno un bel niente: comunque sono Maurizio Marchetti, di Sezze Romano, provincia di Latina. Ho vissuto una lunga carriera da dilettante, anche con qualche vittoria, al Block Haus nel 1988 la più prestigiosa. E dalla scorsa stagione sono professionista, prima con la san marco di Giupponi, poi con l’Ideal di Marino Basso”. E quest’anno? “Ancora con Basso, spero. Dovrei firmare il contratto nei prossimi giorni”. Qual è il problema? “E’ che non ce la faccio più a leggere o a sentire che siamo tutti drogati. Ci si deve ribellare”. Come? “Ho un’idea e vorrei spiegarvela”.
L’appuntamento ce lo da lui: ieri mattina, Istituto di Scienza dello Sport dell’Acqua Acetosa, a Roma. Eccoci qui ad ascoltare Maurizio Marchetti. Prima
operazione: ci consegna tutti i suoi valori ematici dal 1986 ad oggi, in pratica da quando sta in bicicletta sul serio. “Sono tutte le mie analisi – ci
dice -, periodo agonistico , periodo non agonistico. Potete controllare, è tutto pubblico”. In effetti a leggere gli sbalzi di emoglobina ed ematocrito
sono minimi e nella stagione delle corse i valori sono addirittura più bassi che durante la fase agonisticamente morta dell’anno. “Volevo che mi
accompagnaste dai medici dell’Istituto perché ho intenzione di fare una cosa: sottopormi spontaneamente a un prelievo di sangue. Ora subito. Vorrei venire
qui ogni due mesi, ogni mese, ogni quando volete. E ogni volta rendere pubblici i miei valori. Non si può andare avanti cosi: il 100 per cento dei corridori è
drogato, il 70, il 90, ma cosa sono questi numeri, ma chi l’ha detto, ma mica è una lotteria questa! Siamo uomini, siamo gente che si sacrifica, che si ammazza di fatica sulla bicicletta e poi ci sentiamo trattare cosi”. Il problema è proprio questo caro Maurizio , che la classifica con il doping non la fanno i
sacrifici o la fatica, ma qualcos’altro. “Si ma io non ci sto più a tutti  la prendono (l’eritropoietina) e via andare.
Bisogna tagliare la testa al toro con dei controlli periodici, senza soglie di ogni genere, io ho un valore x e posso dimostrare che durante la mia stagione questo valore si muove di poco, di pochissimo, di niente, anzi si abbassa”.

Gianni
Bondini- Valerio Piccioni    venerdì 3
gennaio 1997 continua