Patologie cardiovascolari causate dal doping

Le malattie cardiovascolari sono responsabili di una morte su tre nel mondo e di una su due nei paesi occidentali. Per il 2020, infatti, gli esperti dell’OMS prevedono un aumento di 250000 morti l’anno per le malattie legate al cuore anche nei paesi in via di sviluppo. Secondo i più recenti dati, sempre fonte OMS, nei paesi occidentali le malattie cardiovascolari sono responsabili del 50% delle morti, pari a 17 milioni ogni anno.
I principali fattori di rischio a livello individuale e collettivo sono: il fumo di tabacco, la ridotta attività fisica, gli elevati livelli di colesterolemia e di pressione arteriosa ed il diabete mellito; la presenza contemporanea di due o più fattori moltiplica il rischio di andare incontro alla malattia ischemica del cuore e agli accidenti cardiovascolari. Per contrastare sia le malattie cardiovascolari sia quelle cerebrovascolari, è molto importante intensificare gli sforzi nella direzione della prevenzione primaria e secondaria, attraverso:
– la modificazione dei fattori di rischio quali fumo, inattività fisica, alimentazione errata, ipertensione, diabete mellito;
– il trattamento con i farmaci più appropriati.
– sorveglianza degli eventi acuti.
L’obiettivo adottato nel 1999 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per gli Stati dell’Europa per l’anno 2020 è quello di una riduzione della mortalità cardiovascolare in soggetti al di sotto dei 65 anni di età pari ad almeno il 40%.
Come evidenziato dal piano sanitario nazionale 2003-2005 è importante fare attività fisica poiché riduce il rischio di patologie cardiovascolari ma nel contempo bisogna avere abitudini e stili di vita sani che assolutamente non possono comprendere il ricorso a sostanze dopanti. Infatti, come di seguito documentato, si può notare che l’utilizzo di tali sostanze illecite possa far aumentare notevolmente il rischio di patologie cardiovascolari.

 

1995 Melchert e Welder nell’affrontare lo studio degli effetti cardiovascolari dovuti all’uso di steroidi anabolizzanti, visionando la letteratura scientifica, ipotizzano quattro possibili meccanismi con cui tali sostanze inducono patologie cardiovascolari: meccanismo aterogenico (anormalità del metabolismo dei lipidi), trombotico (alterazione della coagulazione del sangue), vasospatico (disfunzione della parete dei vasi sanguigni) e meccanismo diretto sul cuore (distruzione di cellule miocardiche, sviluppo di fibrosi).

1997 Cockings e Brown riportano il caso clinico di un giovane di 25 anni che aveva assunto per via endovenosa psicostimolanti (efedrina). Il giovane ha necessitato di ricovero ospedaliero e, in seguito ad accertamenti di laboratorio e strumentali (ecocardiogramma e ecocardiografia), gli è stato diagnosticato infarto postero-laterale. Gli Autori sottolineano il ruolo determinante giocato dall’efedrina nell’indurre infarto del miocardio.

1997 Falkenberg e collaboratori riferiscono la storia di due body builders di 27 e 37 anni che avevano presentato episodi di trombosi artereriosa periferica. I due atleti hanno fatto uso di steroidi anabolizzanti per lunghi periodi di tempo e gli Autori ipotizzano una correlazione diretta con tali quadri clinici, in quanto gli steroidi anabolizzanti interagiscono sui processi coagulativi.

1998 Welling e collaboratori documentano i possibili rischi in seguito al consumo di eccessive quantità di anfetamine. Gli Autori riportano la storia clinica di due giovani con storia di abuso di anfetamina che non presentavano fattori predisponenti lo sviluppo di aneurisma. In seguito a problemi fisici e controlli effettuati tutte e due i soggetti hanno presentato multipli aneurismi viscerali. Gli Autori sospettano fortemente ed ipotizzano il possibile ruolo giocato dal consumo di alte dosi di anfetamine nello sviluppare tali patologie.

1999 Sullivan e collaboratori  riferiscono il quadro clinico di un giovane body builder di 22 anni che ha necessitato di cure urgenti a causa di una fibrillazione atriale. Dopo visita medica il giovane, prima ha negato l’assunzione di qualsiasi tipo di sostanza illecita e poi ha confessato l’utilizzo di steroidi anabolizzanti per via intramuscolare. Gli Autori invitano a portare particolare attenzione agli effetti collaterali che possono scaturire dall’assunzione di tali sostanze.

2000 McCarthy e collaboratori descrivono eventi trombotici verificatisi in due giovani body builders che facevano uso di steroidi anabolizzanti. Il primo di 35 anni ammette uso continuativo di steroidi anabolizzanti e dopo essersi sottoposto ad una prima ecocardiografia trans-toracica gli viene diagnosticato una cardiomiopatia dilatativa ed una difunzione del ventricolo destro; ripetendo l’esame dopo cinque anni, gli viene evidenziato un trombo nel ventricolo sinistro. A distanza di anni presenta trombosi dell’arteria tibiale probabilmente per embolo trombotico partito dal ventricolo.
Il secondo di 31 anni presenta eventi ischemici in tutte e due le gambe. Ammette il consumo ciclico di diversi steroidi anabolizzanti, viene sottoposto sia ad angiografia (che diagnostica occlusione dell’arteria femorale superficiale) e sia ad ecocardiografia transtoracica (che mette in evidenza un trombo nel ventricolo sinistro ed una disfunzione del ventricolo sinistro). Gli Autori mettono in risalto l’associazione tra eventi trombotici intracardiaci e steroidi anabolizzanti.

2002 Lage e collaboratori  riferiscono il caso di un giovane ciclista di 26 anni che soffre da circa due mesi di emicrania che tende ad aumentare durante l’esercizio fisico. Il soggetto ha fatto uso di EPO (eritropoietina) e ormone della crescita. La risonanza magnetica cerebrale ha rilevato una trombosi del seno sagittale superiore. Gli Autori sospettano la relazione tra quadro clinico e sostanze illecite utilizzate.

2003 Foxford e collaboratori  documentano l’episodio occorso ad un giovane atleta di 24 anni durante un allenamento sportivo. Il giovane ha accusato: un’improvvisa emicrania nella parte destra, stanchezza nella parte sinistra del corpo seguita da collasso. Dopo controllo medico il giovane ha confessato di aver assunto diverse forme di efedrina (stimolante) ed è stato sottoposto ad accertamenti strumentali che hanno evidenziato la presenza di un vasospasmo (riduzione del calibro) dell’arteria cerebrale media di destra.

2003 Morgenstern e collaboratori  hanno valutato la possibile associazione tra efedrina e stroke emorragico. I risultati ottenuti dagli studiosi mette in risalta come alte dosi di efedrina possano essere direttamente coinvolte nell’instaurarsi della patologia sopra menzionata.

2005 Manoharan e collaboratori  riferiscono di un episodio sincopale capitato ad un body builder amatoriale di 36 anni. Il soggetto, con storia di utilizzo di bromocriptina e contemporaneo utilizzo si steroidi anabolizzanti, ha presentato fibrillazione atriale seguita da profonda bradicardia. I medici hanno ricondotto il quadro clinico al concomitante utilizzo di bromocriptina, steroidi anabolizzanti ed esercizio fisico intenso.

2005 Alaraj e collaboratori riportano il caso clinico di due giovani sollevatori di pesi che hanno avuto insorgenza di ematoma subdurale spontaneo. I due atleti, di 32 e 24 anni, consumatori di alte dosi di steroidi anabolizzanti hanno presentato una medesima sintomatologia: emicrania debilitante, offuscamento della vista, nausea e vomito. Gli Autori concludono affermando che tale complicazione nei giovani è assai rara in assenza di trauma e potrebbe essere associata al consumo di steroidi anabolizzanti.

2005 Dhar e collaboratori esaminano nel loro studio i possibili rischi di natura cardiovascolare in persone che utilizzano steroidi anabolizzanti, stimolanti (efedrina), eritropoietina ricombinante umana, ormone della crescita, creatina e β-idrossi-β-metilbutirrato. Dall’analisi della letteratura scientifica emergono numerosi casi di patologie cardiovascolari (aritmie, ipertensione, ipertrofia cardiaca, cardiomiopatia, trombosi, infarto del miocardio) e, alla luce di tale realtà, gli Autori invitano gli addetti ai lavori, allenatori, preparatori atletici a scoraggiare il consumo di tale sostanze ed ad informare gli atleti sui concreti rischi a cui vanno incontro.


Doping e salute mentale

Un aspetto spesso sottovalutato è che l’uso di sostanze dopanti può provocare effetti collaterali anche a carico della sfera psicologica degli atleti.

Mottram e George (2000) e Dawson (2001) evidenziano, infatti, come il doping sia responsabile della comparsa di disturbi e/o danni non solo a livello cardiovascolare, epatico, genito-urinario, muscolo scheletrico, endocrino, ematologico e cutaneo, ma anche psicologico.
Una categoria di sostanze che provoca effetti collaterali di natura psichica è costituita dagli stimolanti che agiscono sul Sistema Nervoso Centrale secondo diversi meccanismi, quali:

  • aumento del rilascio di      neurotrasmettitori (amfetamina, efedrina);
  • stimolazione dei recettori      postsinaptici (efedrina, caffeina);
  • inibizione del re-uptake del      neurotrasmettitore (cocaina, amfetamina).

Nella tabella riportata di seguito, si vuole proporre una panoramica, certamente non esaustiva, degli effetti collaterali provocati dagli stimolanti sul sistema nervoso.

FONTE: Commissione per la Vigilanza e il Controllo sul Doping e per la
tutela della salute nelle attività sportive.